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Qualcosa manca

"Un lampo immortalò quella rappresentazione. Tutti vestiti dalla festa, ma uno più di tutti: era Luigi che sfilava fiero con la sua camicia bianchissima e una rosa rossa infilata nell’asola a fianco del taschino. A cavalcioni sopra le sue spalle, Andrea sgambettava allegramente con la mano tesa sulla fronte a proteggersi dal sole, lo sguardo lungo oltre il ponte, sembrava cercare qualcuno. Cercava me, come io avrei fatto con lui per il resto della mia vita".


Questa storia si apre su quartieri popolari e palazzi grigio cemento invasi di bambini che crescono mordendo la vita, facendo tesoro di un pallone o di un tramonto, o di un pesce che guizza attaccato alla lenza. Tra penombre rinfrescanti, treni sfidati e giochi a voce bassa, partite di calcio su campi pelati, lunghe giornate dove i bambini giocano e imparano, a volte muoiono. In quei palazzi grigi ci sono pianerottoli con porte spalancate e scambi di piatti succulenti tra profumi e sorrisi. In quelle famiglie irrompono le cose della vita, il dolore e l’amore, la speranza e la morte; e vive la cura della comunità e dell’intero Paese, scosso dalle prime bombe degli anni di piombo. Come in tanti in quei quartieri, un amico si perde nella droga, poi si arrende all’amore della famiglia, e della struggente voce narrante. Ritornano a vivere, ad amare, a pescare in laghetti appartati parlando di sogni, avvolti nel verde di una madre terra che sembra averlo perdonato. E nel sottofondo le canzoni, i baci alle fidanzate e i tramonti caraibici delle loro vacanze, le albe guardate tra le lacrime di commozione e una vita così piena di valore che tramonta facendo sorgere un altro grande sole, a proteggere l’amico rimasto a combattere. Tra le pagine bisbiglia un desiderio intriso di rabbia gentile: far riemergere quell'onestà, quella fattiva speranza, quel senso di responsabilità e quell’umanità che, guardandoci dentro, e attorno, sono in effetti quello che ora ci manca.