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Passato

“Dobbiamo sempre ricominciare. Succede con la memoria lunga e con quella dell’istante vicino: hai voglia a usare fotografie o riprendere più volte, col lettore, la visione di un film. Il tempo è questo, forse: lineare nel tendere alla morte, e beffardo nei suoi giri, negli stacchi, nel gioco mutevole delle proporzioni.
Possedere con cupidigia o senza: perdere. Perdere comunque nell’alone di penombra che si allarga.
Ogni trionfo di luce, ogni trionfo di stelle o di cupa oscurità è stretto da quell’alone neutro, libero dal rimedio che ha dato alla pittura un perimetro, una provvisoria salvezza”.

Trentacinque prose brevi o brevissime.
Passato come memoria, quindi vivo nel presente, e come storia personale che, buona o cattiva, nessuno può togliere. Alcune fra le prose più brevi e senza titolo sono in corsivo, a indicare una variazione “fenomenica” e sospensiva. Per dare il senso di un libero fluire e delle analogie nella memoria i luoghi, salvo rare eccezioni, non sono nominati. E neppure le date, racchiuse in periodi cui la scrittura allude per via indiretta. Ma è passato.
Tenendosi lontano dalla cattiva nostalgia, l’autore cerca di mettere a fuoco solo i dettagli, e lo reinventa.